Bonifica Oliva. Gli ambientalisti “bisogna accelerare con gli interventi”

11 febbraio 2012 Commenti chiusi

Il problema riguarda il finanziamento dell’opera.
Demetrio Metallo (associazione direttori albergo): Utilizzate i fondi PILS riservati alle aree depresse dell’UE

di Ernesto Pastore su Gazzetta del Sud

Amantea, 11 feb. 2012 - La bonifica della valle dell’Oliva deve partire con immediatezza, strutturando un progetto ad hoc che coinvolga le autorità locali, provinciali e regionali. Attendere stanziamenti straordinari da parte del governo centrale o dall’Unione Europea significherebbe fare passare troppo tempo. Le associazioni ambientaliste ed i comitati civici che nel corso di questi anni si sono battuti per fare emergere la verità chiedono che si faccia presto. Chi vive lungo le sponde del fiume Oliva ha già pagato un prezzo troppo alto.

Il problema più evidente riguarda il finanziamento dell’opera di bonifica. Studiosi ed esperti convergono sul fatto che sarebbero necessari almeno tre milioni di euro per restituire alla valle dell’inferno il fascino di un tempo. Ma gli enti comunali giuridicamente competenti sul territorio non dispongono di tale cifra. Qualora venisse accertata la presenza nel sottosuolo di sostanze radioattive lo scenario muterebbe in maniera radicale. In quel caso dovrebbe essere lo Stato ad assumersi gli oneri (e gli onori) della bonifica. Ma su questo punto è in atto una diatriba tra la Procura della Repubblica di Paola e l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale). Secondo l’ente in questione la presenza di Cesio 137 (un elemento radioattivo derivante dalla lavorazione nucleare) rintracciato in alcune zone della valle è riconducibile all’esplosione del reattore di Chernobyl avvenuto nel 1986. Secondo il procuratore capo Bruno Giordano tale ipotesi non spiegherebbe il fatto che tracce di Cesio 137 sono state rintracciate ad oltre sei metri di profondità. È su questo punto che si gioca la partita, non solo per individuare chi deve fare fronte alla bonifica, ma anche per determinare le eventuali responsabilità.

Demetrio Metallo

Tralasciando questo aspetto Demetrio Metallo, uno dei massimi referenti nazionali dell’Ada (Associazione direttori d’albergo) ha indicato nei giorni scorsi una strada alternativa: utilizzare i fondi Pisl (Piani integrati sviluppo locale) per dare seguito all’immediata bonifica della vallata e ridare slancio all’economia e più in particolare al settore turistico.

Il dibattito resta aperto. La delegazione Envi che ha effettuato un sopralluogo lungo il greto del fiume, parlando con i rappresentanti delle istituzioni locali, con i tecnici che hanno effettuato le analisi e con la magistratura ha rilevato la carenza legislativa in materia. L’Italia e la Calabria non riescono a garantire un corretto smaltimento dei rifiuti inquinanti e ciò secondo i delegati europei, avviene in quanto le normative vigenti a riguardo sono troppe blande.

La stessa Commissione nella relazione presentata a Bruexelles invita gli enti preposti (amministrazioni comunali, provinciali, regionali, istituti di ricerca ed autorità giudiziaria) alla massima trasparenza. Da questo punto di vista è fondamentale “fornire tutti gli elementi in grado di far percepire la reale situazione della valle dell’Oliva”.

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Comitato De Grazia. Relazione Envi, Le nostre impressioni.

10 febbraio 2012 Commenti chiusi

I Delegati europei confermano che in Italia le istituzioni sono poco trasparenti ed inefficienti in tema ambientale.
Serve la determinazione della popolazione locale per spingere gli organi competenti a farsi carico della bonifica e i Comuni devono sostenere le battaglie dei cittadini

Amantea - cittadini in piazza 24 ott. '09

Amantea, 10 feb. 2012 - Che la commissione Envi del Parlamento Europeo avesse scarsi poteri decisionali per tentare di risolvere l’emergenza ambientale Calabrese ci è stato chiaro già dai primi contatti avuti con i membri della delegazione venuti in Calabria. Il loro interesse, per i problemi della nostra comunità, è apprezzabile ma ci è sembrato che potessero solo relazionare al parlamento europeo per  portare a conoscenza dell’UE i problemi relativi all’applicazione della legislazione ambientale nella nostra regione e confermare l’incapacità dell’Italia nel gestire il ciclo dei rifiuti. Inoltre sono sembrati, comprensibilmente, poco disposti ad attivarsi per impegnare fondi europei per risolvere situazioni come quelle del fiume Oliva o della Pertusola Sud di Crotone, problemi – che secondo i membri della delazione – sono tutti italiani.

Quello che ci ha colpito positivamente è stata la sensibilità mostrata soprattutto da alcuni parlamentari della delegazione europea nei confronti della popolazione locale, la loro disponibilità ad ascoltare le preoccupazione dei cittadini riuniti in associazioni e comitati, apprezzarne le iniziative intraprese in questi anni e prestare attenzione alle loro aspettative (bonifica e prevenzione tumori). Da questo punto di vista i parlamentari Europei ci hanno ascoltato più e meglio di quanto fatto fino ad oggi dai rappresentanti istituzionali nazionali.

Deprecabile è stato invece l’atteggiamento mostrato da alcuni tecnici incontrati dai membri della commissione. Alle domande poste dai componenti dell’Envi hanno riservato risposte vaghe e un rimpallarsi di responsabilità. Lo stesso atteggiamento che abbiamo potuto riscontare (salvo eccezioni) in queste lunghi anni di attività nel Comitato dalla maggior parte delle istituzioni.

Discorso a parte per la magistratura, unica istituzione italiana incontrata dai parlamentari europei (Giordano a Paola e Bruno a Crotone), capace di fornire informazioni dettagliate e consegnare documentazione a supporto. L’impressione generale avuta dai membri della delegazione è la stessa con la quale siamo costretti a confrontarci quotidianamente: una situazione difficile a causa dei vari livelli di governo e della macchinosa burocrazia italiana, il fatto che nessuno intende assumersi alcuna responsabilità, la scarsa trasparenza istituzionale (come dimenticare il caso del relitto di Cetraro?) e la conseguente mancanza di fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

Per risolvere il problema bisogna contare sulla determinazione delle popolazioni locali che devono costringere gli organi competenti come la Regione e il Governo nazionale a farsi carico materialmente della bonifica dei siti inquinati. In questo, un ruolo fondamentale dovrebbero recitarlo i rappresentanti degli enti locali (Comune e Provincia) che dovrebbero farsi carico dei problemi e delle aspettative dei cittadini lottando al loro fianco. Successivamente, se le responsabilità dei privati nelle cause di inquinamento dell’Oliva, dovessero essere dimostrate, dovrebbero esser costretti a rimborsare i costi della bonifica allo Stato che nel frattempo deve compiere i lavori. In tal senso è necessario che i Comuni lesi dall’inquinamento del fiume Oliva si costituiscano parte civile nel processo che si andrà verosimilmente a celebrare.

Comitato civico Natale De Grazia

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Bonifica dell’Oliva: ma i soldi chi li mette?

10 febbraio 2012 Commenti chiusi

TIRRENO Le conclusioni della Commissione Envi hanno scontentato quanti si attendevano che l’Europa si accollasse le spese per l’operazione ambientale
Il fatto che nell’area siano stati interrati rifiuti pericolosi non sembra interessare più di tanto

di Ernesto Pastore Oggi su “Gazzetta del Sud

il Comitato - manifestazione 24 ott. 2009

Amantea, 10 feb. 2012 – La relazione dei delegati della Commissione Envi ha certamente deluso le aspettative di coloro che si attendevano dagli organi europei i fondi necessari alla bonifica della valle dell’Oliva. I membri della delegazione che hanno interloquito con i tecnici dell’Arpacal, dell’Ispra e con i referenti di associazioni ambientaliste hanno evidenziato la mancanza di un piano di bonifica, partendo dal presupposto che qualora non sia possibile accertare i responsabili dell’interramento dei rifiuti tossici dovrebbe essere lo Stato ad intervenire. Secondo i membri della Commissione il problema dei rifiuti sepolti nella valle dell’inferno deve considerarsi un problema di carattere locale e non europeo. Una visione non condivisa dal procuratore capo di Paola Bruno Giordano che nel corso dell’incontro avvenuto illo tempore con i rappresentanti europei ha spiegato “che il problema é europeo, considerato che la maggior parte dei rifiuti ritrovati non proviene dalla Calabria, ma da tutta Europa. Il Cesio 137 ad esempio é un rifiuto tipico da lavorazioni nucleari ed in Italia non ci sono impianti di questo tipo”.

Anche il Comitato civico Natale De Grazia chiede la bonifica del sito che, secondo una prima stima, dovrebbe costare intorno ai tre milioni di euro. «Che la commissione Envi del Parlamento Europeo – evidenzia il referente Gianfranco Posa – avesse scarsi poteri decisionali per tentare di risolvere l’emergenza ambientale calabrese ci è stato chiaro dal primo minuto. Il loro interesse per i problemi della nostra comunità è apprezzabile, ma essi possono soltanto portare a conoscenza dell’Unione Europea i problemi relativi all’applicazione della legislazione ambientale e l’incapacità dell’Italia nel gestire il ciclo dei rifiuti. Inoltre sono sembrati comprensibilmente poco disposti ad attivarsi per impegnare fondi europei per risolvere problemi come quelli del fiume Oliva – che secondo i membri della delegazione – sono tutti italiani. Quello che ci ha colpito positivamente è stata la sensibilità e la disponibilità mostrata nei confronti della popolazione locale: i parlamentari europei ci hanno ascoltato più e meglio di quanto fatto fino ad oggi dai rappresentanti nazionali. Deprecabile invece è stato l’atteggiamento mostrato da alcuni tecnici: alle domande poste dai componenti dell’Envi hanno riservato risposte vaghe e genertiche».

Le associazioni incontrano i Parlamentari Europei - Foto A. Cima

Attivarsi con la massima urgenza è l’imperativo dell’ex consigliere delegato all’ambiente Pasquale Ruggiero che da circa quattro mesi ha restituito la delega al sindaco Franco Tonnara. «Ritengo – afferma Ruggiero – che bisogna prendere atto dell’emergenza relativa al fiume Oliva, dando seguito a tutte le iniziative istituzionali che possano portare alla risoluzione positiva della vicenda. Sono consapevole del fatto che oggi come oggi un’amministrazione comunale efficiente debba preoccuparsi del governo del territorio soprattutto dal punto di vista ambientale e con molta probabilità non sono stato capace di riscontrare questa unicità di intenti nell’attuale maggioranza. Ho rimesso la mia delega nelle mani del primo cittadino quanto ho avuto contezza di ciò. La mancanza di un piano di bonifica, in attesa di accertare responsabilità e competenze, al momento è l’emergenza più incombente. Le decisioni in merito non possono più essere rimandate».

 

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Valle Oliva: resoconto della commissione Envi (UE)

7 febbraio 2012 Commenti chiusi

Pubblicata la relazione della commissione Envi del Parlamento europeo sullo stato del fiume Oliva.
I commissari che sono stati ad Amantea dal 23 al 25 novembre scorso: “Nessuno cerca seriamente di risolvere il problema”

di Ernesto Pastore su” Gazzetta del Sud”

La commissione Envi nel fiume Oliva

Amantea, 07 feb. 2012 – Un quadro d’insieme che conferma le criticità già emrse nel corso di questi anni e che attestano il valore delle indagini compiute dalla Procura della Repubblica di Paola. La relazione redatta dalla delegazione della Commissione Envi, che nei mesi scorsi su iniziativa dell’europarlamentare Mario Pirillo ha effettuato una ricognizione lungo il greto del fiume Oliva, mostra con cognizione di causa le problematiche di un territorio che deve essere bonificato con la massima urgenza.

Durante il periodo di permanenza ad Amantea la delegazione composta dallo stesso Pirillo e da Judith Merkies, Miroslav Mikolášik, Radvilē Morkūnaitē-Mikulēnienē, Anna Rosbach e Sabine Wils ha esaminato i problemi relativi al mancato smaltimento di rifiuti tossici e di altre questioni legate all’inefficace attuazione della legislazione ambientale tutt’ora vigente.

I membri della delegazione, nel corso dei colloqui intercorsi con i tecnici che hanno gestito i campionamenti di terreno nella valle dell’Oliva che sono costati oltre un milione di euro, hanno chiesto di conoscere quale fosse l’origine di tutti i metalli pesanti e delle sostanze tossiche ritrovate ed il tipo d’industria presente in questa zona. Una domanda che resta tutt’ora senza risposta: non è possibile infatti stabilire la provenienza di tali elementi in quanto sono oramai stratificati. Sta di fatto che in Calabria, così come attestano le analisi compiute fino ad ora, non esistono industrie che producono tale tipologia di rifiuti.

«Gli esperti dell’Arpacal – si legge nella relazione – hanno informato i membri che l’alveo del fiume Oliva fosse usato già a partire dalla fine degli anni Ottanta per lo scarico di rifiuti illegali provenienti da fuori Calabria».

Secondo le organizzazioni non governative “si tratterebbe di discariche abusive provenienti dal traffico nazionale di rifiuti tossici che venivano interrati nella valle del fiume con conseguente inquinamento delle falde acquifere”.

«I carotaggi – prosegue la relazione della commissione Envi – hanno mostrato un’elevata concentrazione di Cesio 137, sostanza che non si trova in natura ed il 10 percento della popolazione che vive nella zona è stata colpita da tumori. L’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) spiega la presenza di questa radioattività con l’incidente di Chernobyl avvenuto nel 1986. Ma il procuratore capo di Paola Bruno Giordano non accoglie questa spiegazione poiché la presenza di Cesio 137 è stata dimostrata non solo negli strati superiori del terreno, ma anche per profondità fino a sei metri». L’ipotesi che ci sia stato uno smaltimento illegale di sostanze radioattive e di altri rifiuti pericolosi che hanno causato la contaminazione radioattiva del sito e impatti sulla salute della popolazione è dunque ancora valida.

Nell’ultima parte della relazione che riguarda specificatamente il fiume Oliva i delegati europei s’interrogano sulle possibili minacce per la salute, chiedendo come mai non sia stato ancora disposto nessun progetto di bonifica e di recupero della zona e chi avrebbe sostenuto i relativi costi. È la stessa risposta che vorrebbero coloro che vivono da queste parti e che hanno visto i propri familiari morire.

Le conclusione del rapporto Envi

Il motivo della visita della delegazione in Calabria è stato quello di verificare le denunce relativi allo smaltimento di rifiuti tossici e di altri problemi relativi all’applicazione della legislazione ambientale in questa regione, in particolare nella valle del fiume Oliva, in provincia di Cosenza, dove esperti dell’A.R.P.A.CAL (Agenzia di Protezione Ambientale della Calabria) hanno trovato grandi quantità di rifiuti tossici scaricati illegalmente nei luoghi naturali (tra le altre il cesio 137 radiattivo), così come nella zona di Crotone, dove l’azienda “Pertusola sud”, ora dismessa, ha prodotto gravi danni all’ambiente e alla salute dei cittadini in una vasta area della Calabria.

Oltre all´utile contributo dato dalle ONG, la delegazione ha appreso delle indagini effettuate da ISPRA e da ARPACAL ma si rammarica che le informazioni siano rimaste piuttosto a livello tecnico.

Durante la maggior parte degli incontri i Membri hanno rivolto le stesse domande ottenendo spesso delle risposte vaghe, come ad esempio spiegando che la persona aveva assunto la carica solo pochi anni fa. L’impressione generale era che, oltre a una situazione difficile a causa di molti livelli di governo, nessuno ha voluto assumersi alcuna responsabilità. I Membri hanno riscontrato una mancanza di trasparenza e una mancanza di fiducia sia negli enti pubblici che tra la popolazione. Erano rammaricati di non vedere nessuna idea o volontà politica o piani d’azione concreti per risolvere i problemi alla radice, ma solamente accuse reciproche motivate politicamente. Per quanto riguarda gli incontri con i procuratori, i Membri hanno avuto la sensazione che alcune informazioni sono state confidenziali visto il non coinvolgimento delle rappresentanze della società civile.

Durante la visita i Membri hanno avuto l’impressione che ci fosse un problema generale e strutturale e che la situazione in Calabria non sembra essere più grave che in altre regioni italiane. L’Italia è spesso in ritardo quando si tratta di applicare la legislazione ambientale (in particolare nel campo dei rifiuti), ed anche se e´uno Stato membro fondatore dell’Unione europea, manca ancora di una buona struttura per lo smaltimento dei suoi rifiuti. Ciò che ha colpito i Membri, però, è che nessuno cercasse seriamente una strategia per risolvere questo ma che la gente piuttosto aveva l’abitudine di rivolgersi verso l’UE chiedendo aiuto affinché ci sia un maggior controllo del diritto ambientale europeo.

scarica qui il documento originale: envi-calabria-nov2011en

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Morti di tumore. Un documentario per raccontare e non dimenticare

14 gennaio 2012 Commenti chiusi

Vittime in tempo di pace

Un'immagine del film

Quello che segue è il trailer del documentario “L’ultima spiaggia. saggio di geografia disumana” di Massimo De Pascale, regista calabrese, nato a Lago in provincia di Cosenza, che vive e lavora a Roma. In particolare, sono state estratte dal docufilm le interviste di alcuni “sopravvissuti”, membri di famiglie colpite dal cancro.
Siamo nelle vicinanze del bacino del fiume Oliva, dove sono stati seppelliti rifiuti tossici e sono state rinvenute tracce di sostanze radioattive. Qui, in un piccolo borgo rurale – chiamato contrada Gallo – intere famiglie, come sentirete, sono state sterminate da malattie tumorali. La popolazione locale – ed in particolare il Comitato civico “Natale De Grazia” – si batte da anni per ottenere la bonifica della vallata.

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Livorno, i 200 fusti tossici ancora sui fondali. Comuni e Regione chiedono al governo di intervenire con urgenza

12 gennaio 2012 Commenti chiusi

Un pescatore: “ci hanno detto di non tirarli a bordo, potrebbero esplodere”. I fusti non sono stati ancora individuati e potrebbero mettere in pericolo delle vite.

L'eurocargo "Venezia"

Livorno 11 gen. 2012 - I tecnici dell’Arpa Toscana stanno valutando il grado di inquinamento provocato dai fusti pieni di cobalto adagiati sui fondali di Livorno e persi dalla nave Venezia della Grimaldi Lines. I veleni provenivano dalla raffineria di Priolo Gargallo (Siracusa) ed erano diretti a Genova, quando la notte del 17 dicembre sono caduti in mare a causa di una forte burrasca. La capitaneria di Livorno, avvertita dell’accaduto dal comandante della nave, ha fatto scattare subito le ricerche ma ci ha messo ben 11 giorni ad informare comuni costieri e cittadini, abbastanza per far nascere nell’opinione pubblica il sospetto che si sia voluto insabbiare la vicenda, facendo reagire anche i sindaci e i vertci della regione Toscana che hanno chiesto l’intervento del Governo. Il contenuto dei fusti, che attualmente non sono stati ancora individuati, è talmente tossico che se dovessero raggiungere la spiaggia potrebbero mettere in pericolo delle vite. Gli stessi peescatori ne parlano fra loro preoccupati. “Per ora ci hanno detto solo che se li troviamo non dobbiamo tirarli fuori dall’acqua perché c’è pericolo che esplodano” ha dichiarato un pescatore intervistato dall’emittente La1. La Grimaldi Lines, compagnia proprietaria della nave, che evita taccuini e microfoni dei giornalisti, dovrebbe occuparsi del recupero dei fusti che però non è facile, per cui gli enti locali chiedono l’intervento dello Stato. Gli armatori sono finiti sotto inchiesta con l’accusa di disastro ambientale e dovranno spiegare agli inquirenti come mai hanno fatto navigare un cargo, che trasportava sostanze pericolose malgrado l’allerta maltempo e per giunta in una zona protetta come il Santuario dei cetacei.

Fonte: FUSTI DI COBALTO AFFONDATI AL LARGO DI LIVORNO

 

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Livorno, 200 fusti tossici sui fondali del Santuario dei cetacei.

8 gennaio 2012 Commenti chiusi

Silenzio sui 200 fusti dispersi nel mare di Livorno. I cittadini protestano e la procura avvia un’inchiesta. Ancora una nave dei veleni?

Foto scattate da Franco Falsetti, Wwf Italia

Gli organi di informazione di massa non ne parlano. Ma da quasi tre settimane una nave mercantile ha perso, nel mare di Livorno, un carico di 200 bidoni pieni di catalizzatori Co/Mo, cioè a base di monossido di cobalto e molibdeno. Una sostanza usata in un passaggio della raffinazione del petrolio – la idrodesulfirizzazione. I fusti viaggiavano sulla nave “Venezia” della compagnia Grimaldi Lines e adesso si troverebbero su un fondale di circa 500 metri di profondità in un’area di quasi 45 miglia quadrate a sud dell’isola di Gorgona, un’area protetta dal Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano, nel cuore del Santuario internazionale di mammiferi marini Pelagos, il cosiddetto “Santuario dei cetacei”.

Ci sono voluti circa 12 giorni perchè la notizia fosse diffusa. Un lasso di tempo inspiegabile, come inspiegabile è il fatto che la notizia non passi sugli organi di informazione nazionali. A parte  due quotidiani che rischiano la chiusura, come il Manifesto e l’Unità, poco o nulla hanno scritto o raccontato gli altri organi di informazione. E così come successo qui da noi in Calabria a proposito delle “navi dei veleni”, i cittadini si sono mobilitati ed hanno organizzato, per oggi domenica 8 gennaio, una manifestazione di protesta che si è rivelata di portata nazionale, mentre intanto la procura di Livorno ha aperto un’inchiesta.

«I bidoni sono di colore azzurro, chiusi ermeticamente» ci hanno riferito da Livorno. E proprio quel “colore azzurro” uguale al fusto spiaggiato a Longobardi (nella foto) e ritrovato da un cittadino di Amantea il giorno di capodanno, ha destato all’inizio dei sospetti, in parte dissipati, grazie alla staffetta di informazioni tra attivisti del comitato De Grazia e giornalisti de il Manifesto (che hanno anche lanciato un appello sul loro sito ai cittadini toscani su “I Bidoni di Amantea“). Parrebbe infatti che il bidone ritrovato in Calabria, a Longobardi, nulla avrebbe a che fare con i bidoni inabissati nel mare di Livorno che «dovrebbero essere rimasti tutti nella zona dell’isola di Gorgona su un fondale di circa 400 metri di profondità» secondo quanto riferito dagli addetti ai lavori al cronista Riccardo Chiari de IlManifesto.

Ma “gli addetti ai lavori” sono sempre attendibili?

La Capitaneria di porto misteriosamente silente per più di dieci giorni.
A Livorno si chiedono come sia possibile che una nave mercantile carica di sostanze tossiche viaggi da Catania a Genova con un mare in tempesta, sferzato da un libeccio di oltre 125 chilometri orari. E come sia possibile che la perdita del carico, subito denunciata dal capitano del cargo “Venezia”, sia stata segnalata ben dodici giorni dopo alle autorità interessate, come il sindaco di Livorno. Atteggiamenti istituzionali che noi calabresi conosciamo bene quando si parla di mare e di veleni.

Cittadini in piazza
E così cittadini e associazioni ambientaliste oggi sono scesi in piazza, o sarebbe meglio dire  “in porto”, per affermare che il mare non è una discarica e i bidoni dispersi sui fondali di Livorno devono essere recuperati. Una manifestazione che ha raccolto numerosissime adesione di associazioni nazionali partiti e comuni cittadini che hanno visto in questi anni ridurre il proprio mare ad una discarica, soprattutto di rifiuti tossici e pericolosi. I manifestanti depositeranno uno striscione con la scritta «Il mare non è una discarica» sulla lapide della Moby Prince luogo simbolo di verità negata.

Per saperne di più leggi su Il Manifesto Allarme rifiuti tossici in mare e Dove sono quei bidoni?” oggi la manifestazione a Livorno

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Contro gli atti di intimidazione solidarietà e aiuti concreti

5 gennaio 2012 Commenti chiusi

«Sostenere Progetto sud e Goel incentivando i progetti Sprar e indirizzando i nostri acquisti verso le attività economiche gestite da queste comunità virtuose»

Caulonia. I danni provocati dall'esplosione

Amantea, 05 gen. 2012 - Dopo la comunità Progetto Sud di don Giacomo Panizza, anche il consorzio di Cooperative Goel che opera nella locride finisce nel mirino della ‘ndrangheta. A Natale a Lamezia è stato fatto esplodere una pacco bomba presso il centro per minori stranieri non accompagnati, realizzato dalla comunità di don Giacomo Panizza in un bene confiscato alla mafia.  Mentre, all’inizio dell’anno, nel comune di Caulonia (RC), è esploso un ordigno davanti all’ingresso del locale che il gruppo Goel stava predisponendo come laboratorio d’inserimento lavorativo per gli immigrati rifugiati politici, presenti nei propri progetti di accoglienza. Il locale era stato affittato dal consorzio con l’intenzione di avviare un ristorante multietnico che avrebbe aperto nei prossimi giorni.

I progetti di inclusione sociale, cooperazione ed avvio al lavoro, portato avanti dalle comunità colpite, tolgono forza alla criminalità organizzata che, con tali vili gesti, esprime il timore di perdere il controllo del territorio e la possibilità di “arruolare” un esercito di disperati provenienti da paesi lontani.

«Il lavoro è l’arma di riscatto delle popolazioni meridionali – ha affermato spesso Vincenzo Linarello presidente del consorzio Goel – per liberarsi dalle catene della mafia» e la criminalità organizzata evidentemente lo ha capito ed ha iniziato a colpire chi mette in campo progetti concreti contro la disoccupazione e per il cambiamento, con l’intenzione di creare un sistema economico che, fondato sulla giustizia sociale ed economica, si contrappone al sistema attuale che ostacola lo sviluppo del territorio.

Lo Stato invece sembra nicchiare su tali temi e non sembra capace di intraprende iniziative che favoriscono progetti virtuosi e di contrasto alla mafia. Invece di favorire i progetti dello Sprar mette in atto sistemi di accoglienza profughi meno virtuosi. Lo Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati), per esempio, vede coinvolti gli enti locali (come il comune di Caulonia, Riace, Lamezia e San Giovanni in Fiore) che, con il prezioso supporto delle realtà del terzo settore (come Progetto Sud e Goel), garantiscono interventi di “accoglienza integrata”. Tali progetti, che superano la sola distribuzione di vitto e alloggio – prevedendo in modo complementare anche misure di informazione, accompagnamento, assistenza e orientamento, attraverso la costruzione di percorsi individuali di inserimento socio-economico – si contrappone a quello messo in atto dal precedente Governo nazionale che ha inteso “stipare” i profughi che raggiungono l’Italia, in strutture alberghiere, lasciandoli, nei migliori dei casi, alla solidarietà dei cittadini locali o, nel peggiore, alla mercé della malavita e di imprenditori senza scrupoli che ne sfruttano la manodopera a bassissimo costo. Il governo deve intervenire a supporto di iniziative come quella del consorzio Goel e di Don Giacomo Panizza e sostenerle concretamente favorendone lo sviluppo, così come deve favorire l’inclusione nel mercato delle iniziative economiche che queste comunità mettono in campo. Allo stesso tempo bisogna incentivare la lotta alla mafia mettendo in condizione le forze dell’ordine e la magistratura di operare. La decisione di chiudere alcune procure e di tagliare fondi alla giustizia, non ci sembra che vadano in tale direzione.

Le istituzioni devono essere dotate degli strumenti necessari a  fronteggiare lo strapotere della ‘ndrangheta che va colpita soprattutto nei loro patrimoni illegali.Ma anche noi cittadini possiamo fare la nostra parte concretamente. Non solo condannando apertamente tali vili gesti, come noi facciamo, ma mettendoci a disposizione delle organizzazioni colpite, sostenendo le loro attività. I cittadini, – soprattutto in questi momenti – devono star vicino alle organizzazione colpite e sostenere con i loro acquisti le attività economiche promosse da strutture come il Goel evitando invece di comprare nei negozi gestiti da imprenditori vicini alle organizzazioni criminali. La mafia si combatte anche isolando i violenti, rifiutandone favori e complicità.

–Comitato Civico Natale De Grazia

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“L’ultima spiaggia. saggio di geografia disumana” trailer

3 gennaio 2012 Commenti chiusi
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Aiello Calabro, proiezione documentario “L’ultima spiaggia…”

3 gennaio 2012 Commenti chiusi

Il documentario di Massimo De Pascale utile ad una presa di coscienza collettiva sulla vicenda dell’Oliva,  «per la cui risoluzione sarà necessario lottare uniti»

La locandina dell'evento

AIELLO CALABRO – “L’Ultima Spiaggia – Saggio di geografia disumana” (durata 50 min., anno 2010) è il documentario del regista calabrese Massimo De Pascale che farà da prologo all’incontro organizzato ad Aiello Calabro per mercoledì 4 gennaio, dai comitati civici “Natale De Grazia” e “Valle Oliva”, per continuare a parlare della questione dell’inquinamento della vallata dell’Oliva e tenere alta l’attenzione.
Come riferiscono gli organizzatori, «l’intento è di promuovere una discussione che faccia comprendere ai Cittadini l’importanza del rispetto del territorio e l’importanza della vigilanza su di esso; ma soprattutto la necessità di prendere coscienza di quanto accaduto in passato nel fiume Oliva, della situazione attuale e dei possibili futuri sviluppi».
L’invito che viene rivolto a tutta la Cittadinanza è quello di portare riflessioni, pensieri, idee. Un coinvolgimento corale a partecipare alla discussione «per una presa di coscienza collettiva sulle vicende che ci legano inesorabilmente tutti assieme ad una vicenda per la cui risoluzione sarà necessario lottare uniti».
Il docufilm che aprirà l’incontro – inizio previsto alle 17.45, nel salone del nuovo CineTeatro comunale, messo a disposizione dalla locale Amministrazione comunale -, è stato già presentato in Italia e negli Usa, e ha partecipato a diversi concorsi a tema ambientale con lusinghieri risultati. Il tema della narrazione è il traffico di rifiuti pericolosi che riguarda la Calabria. Un racconto attraverso il linguaggio delle immagini, tra poesia e antropologia, con riflessioni sull’incrinarsi del rapporto tra l’uomo e la natura, che si snoda attraverso una serie di interviste e testimonianze toccanti.
Invitate al dibattito le Istituzioni locali, le Associazioni e la Cittadinanza tutta.

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