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Nave dei veleni, è di nuovo mistero

28 dicembre 2012

Come scrivevamo ieri si infittiscono i misteri sulle navi dei veleni, in particolare sul relitto ritrovato a Cetraro nel settembre 2009. “Il caso è chiuso” sentenziarono a quel tempo il ministro Prestigiacomo ed il procuratore nazionale antimafia Grasso dicendo che quella nave era il mercantile Catania affondato durante le I Guerra mondiale. In realtà i misteri si infittiscono e il “caso” non finirà mai, almeno fino a quando le “ragion di Stato” prevarranno sulla “verità”. Ora si scopre che le “carte” ufficiali che certificavano che la Cunsky era stata demolita ad Alang in India sembrerebbero false…ma in questa storia chi dice la verità?

Dopo alcune rogatorie internazionali l’India smentisce che la Cunsky sia stata demolita nel porto di Alang. Dda al lavoro per capire chi e perché ha falsificato le certificazioni

 

Roberto De Santo sul “Corriere della Calabria”

La “nave dei veleni” riemerge dall’oblio in cui era finita dopo che la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro aveva chiesto e ottenuto l’archiviazione dell’indagine aperta dopo le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Francesco Fonti. Il pentito, deceduto il 5 dicembre scorso, aveva raccontato di aver fatto inabissare il mercantile Cunsky al largo di Cetraro con la stiva carica di rifiuti tossici. Gli accertamenti della Procura erano, però, terminati davanti a due dati che apparivano, almeno fino a qualche giorno fa, incontrovertibili: il relitto trovato nel Tirreno cosentino appartiene al piroscafo Catania affondato da un U-boat tedesco durante la prima guerra mondiale; ma soprattutto la Cunsky era stata demolita il 23 gennaio 1992 nel porto indiano di Alang. Caso chiuso, e invece…
Succede che nelle settimane scorse giunge l’esito di alcune rogatorie internazionali. L’autorità indiana mette nero su bianco che la nave non solo non è mai stata rottamata nel porto di Alang, ma non è mai giunta sulle coste indiane. Insomma, i registri trasmessi alla Dda catanzarese erano sbagliati, forse addirittura falsificati.
Gli inquirenti calabresi sono già al lavoro. Da quanto si apprende, nel registro degli indagati sarebbero stati iscritti alcuni nomi con l’ipotesi di falso, tecnici e dirigenti della Marina mercantile che avrebbero trasmesso ai magistrati della Dda le certificazioni rivelatesi adesso fasulle.
‘Ndranghetista con il grado di “vangelo”, Francesco Fonti…(…Continua sul sito del Corriere della Calabria)

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