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Il pensiero di Vandana Shiva con il suo libro “Semi del suicidio” ad Amantea

22 giugno 2010

Vandana Shiva

Presentazione multimediale del libro di Vandana Shiva “Semi del suicidio”, curata dall’associazione internazionale di donne “Mediterranean Media”, nell’ambito del Gaia International Festival.

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Amantea, 22 giugno 2010 – Questa sera ad Amantea, con inizio alle ore 19.30, nel chiostro del convento monumentale di S. Bernardino, sarà presentato il libro “Semi del Suicidio” di Vandana Shiva e Laura Corradi. L’evento rientra nel programma del GAIA INTERNATIONAL FESTIVAL, manifestazione con tematiche e riflessioni sull’ambiente, iniziata il 19 giugno e che durerà per una settimana fino al 27, avendo quale  sedi degli eventi i paesi rivieraschi del Tirreno cosentino compresi tra Amantea e Maratea. L’evento di questa sera è curato dall’Associazione Internazionale di Donne per la Comunicazione  ”MEDITERRANEAN MEDIA” promotrice del concorso letterario per giovani scrittrici “Le collane di Med”, giunto alla sua ottava edizione, che sarà presentato nel corso dell’incontro e che scade l’8 dicembre 2010.

La presentazione multimediale del libro dell’ambientalista indiana Vandana Shiva, sarà affidata a Irene De Franco, Nadia Gambilongo, Monica Lanfranco, con un Reading (letture animate di passi del libro) curato da Maria Grazia Bisurgi e Paola Scialis.

SEMI DEL SUICIDIO. I COSTI UMANI DELL’INGEGNERIA GENETICA IN AGRICOLTURA.

“Un testo molto interessante, una proposta nettamente diversa dagli altri titoli. Una testimonianza di ciò che è realmente accaduto. Il suicidio di massa dei contadini indiani raccontato dalla scrittrice indiana Vandana Shiva anticipa in qualche misura questa corsa al suicidio dell’umanità consegnata mani e piedi al modo di produzione capitalistico e interroga la cultura dell’occidente. Il suicidio è segno di insuccesso della società: indica il fallimento di un sistema basato sull’egoismo, un modo di produzione della ricchezza che antepone il profitto al benessere generale. Un testo di parte quindi, ma una testimonianza incredibilmente preziosa, per riflettere su un clamoroso insuccesso degli OGM, poco ahinoi conosciuto.”

Dalla quarta di copertina:

Questo libro parla dei costi ecologici ed umani del neoliberismo, del suicidio di decine di migliaia di contadini, ed è la sintesi di più sforzi di ricerca, studi indipendenti, inchieste sindacali, dati ufficiali e fonti giornalistiche, risultato di un impegno della Research Foundation on Science, Technology and Ecology (Rfste), diretta da Vandana Shiva.

La copertina del libro

Quattro attori sul palcoscenico: stato, banche, multinazionali e contadini avvolti in una spirale – letale per questi ultimi. Le multinazionali con le loro diramazioni a livello locale, si sono garantite una distribuzione capillare di sementi ibride transgeniche, e tirano le fila del prestito ad usura. L’agricoltura industrializzata diviene una economia della guerra delle multinazionali contro i contadini: l’esistenza di brevetti sulle sementi implica un controllo sociale che solo uno stato di polizia può assicurare, e dove i contadini diventano i criminali.
Proprio le sementi Ogm stabiliscono un limite – e un crinale di rischio – imposto dal capitale all’intera umanità, non soltanto agli agricoltori che si ritrovano a coltivarle. Con gli Ogm, infatti, la logica implacabile del profitto spezza la riproduzione stessa della vita per consegnarne le chiavi all’industria capitalistica. Ovvero ai suoi successi, ai suoi fallimenti, alle sue crisi finanziarie. Queste sementi non si riproducono con la coltivazione. Bisogna produrle in fabbrica. Un prodotto bioingegneristico sbagliato o un crunch creditizio potranno dunque interrompere in qualsiasi momento il ciclo riproduttivo ormai de-naturalizzato e consegnarci una carestia direttamente proporzionale all’espansione raggiunta dalle coltivazioni Ogm.
Il suicidio di massa dei contadini indiani anticipa perciò in qualche misura questa corsa al suicidio dell’umanità consegnata mani e piedi al modo di produzione capitalistico e interroga ultimativamente la cultura dell’Occidente. Il suicidio è segno di insuccesso della società: indica il fallimento di un sistema basato sull’egoismo, un modo di produzione della ricchezza che antepone il profitto di pochi al benessere generale.

Istruzioni per l’uso

Avvertiamo il compito che dovrebbe essere di ciascun editore: spiegare le ragioni della pubblicazione. Anche perché la pubblicazione di un libro ha un alto impatto ambientale: dagli alberi abbattuti per farne carta, alla produzione, fino all’ingloriosomàcero. E come si sa, i costi energetici possono essere molto più alti di quellieconomici.

Abbiamo pubblicato convintamente questo libro perché restituisce un quadro complesso, una tettonica storico-sociale, una stratificazione di conflitti tragici eincomponibili – se non in maniera cruenta. Nella fattispecie, l’impatto delle biotecnologie, i semi geneticamente modificati in una agricoltura certamente marginale e arretrata. In una società come quella dell’India, in cui convivono istituzioni democratiche e persistenze castali. Conflitti apparentemente locali, ma in realtà aspetti del più generale metabolismo capitalistico nella sua fase patentemente globalizzata.

Il suicidio dei contadini indiani, al di la degli aspetti particolari ed esotici, se si vuole, ricorda da vicino quelli dei dipendenti di France Telecom. È la medesima risposta delle identità vilipese, delle dignità calpestate. Le differenze culturali fanno il resto. Per esempio, la differenza delle modalità di suicidio: in Karnataka, anziché buttarsi dagli ultimi piani di un palazzo,

Concorso letterario per giovani scrittrici (scade 8 dic. 2010)

ingeriscono fertilizzanti, o si dànno fuoco. Al suicidio è dedicata l’introduzione di Laura Corradi. Certe penne, magari dalle colonne de Il Sole24 ore, sembrano voler liquidare questi fenomeni come effetti collaterali della modernizzazione, e quindi attribuirne la “responsabilità” a chi non riesce ad uscire dal medioevo.

Questo libro, pur partendo da fenomeni locali e particolari, ha il merito di portare in primo piano ciò che sta sullo sfondo, e cioè il meccanismo che lega finanza, credito, lo Stato nelle sue articolazioni locali e il capitalismo delle multinazionali, scoprendo che la responsabilità di queste morti è del sistema capitalistico allorché sussume passati modi di produzione, asservendoli. Si parla di contadini indiani suicidi, ma sullo sfondo, sempre meglio delineata c’è l’industrializzazione del subcontinente indiano, di quasi un miliardo di persone attraversate dal capitalismo nella sua fase terminale – sì, attraversate come da una ola.

Non è un libro d’intrattenimento. Vandana Shiva è un’intellettuale scientifico, fisica teorica di formazione. Cura la scelta dei sostantivi, più che degli aggettivi. Determina e misura grandezze. Le rappresenta con grafici e tabelle. Pur trattando un tema drammatico, resta a ciglio asciutto. Grazie a ciò, al lettore rimangonorelazioni, più che suggestioni.

Vandana Shiva (Dehra Dun, 1952) fisica di formazione, è conosciuta nel mondo come scienziata ambientalista. Nel 1993 vince con Ralf Nader il premio Nobel alternativo per la pace come presidente dell’International Forum On Globalization. Attiva contro contro il neoliberismo, ha scritto molti libri, tradotti anche in italiano, tra cui: Sopravvivere allo sviluppo 1990, Monoculture della mente 1995, Biopirateria. Il saccheggio della natura e dei saperi locali 1999, Vacche sacre e mucche pazze 2001, Le guerre dell’acqua 2004, India spezzata 2008. Dirige la Res and Ecology e il progetto per la biodiversità, Navdanya.

Laura Corradi (Milano, 1960) insegna ‘Sociologia della Salute e dell’Ambiente’ e ‘Studi di Genere’ all’Università della Calabria. Ha pubblicato diversi testi tra cui: Il tempo rovesciatoIl rischio dell’amoreLe città just-in-time, Nuove AmazzoniSociologia e GlobalizzazioneSalute e Ambiente.

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